Mi sentivo come una sciocca tredicenne spodestata dal suo trono d’altalene e cielo azzurro. Zucchero filato e caramelle passate nella calza del fratellino più piccolo, almeno per un paio d’anni, prima di tornare a lei. Ho guardato insistentemente a terra, domandandomi quanto più forte potevo perché non riuscivo a sentire dall’asfalto quanto fossi stupida. È che davvero, le cose che faccio valere per me, lei le divora: è come se fosse un uomo. Manda a puttane tutto quello che ha costruito per annusare il suo trionfo, anche solo da lontano. Mi domando se quel periodo di silenzioso essere me stessa solo con me stessa non fosse in realtà ciò a cui sono predestinata, un solo misero assaggio. La gente desidera essere come me, dicono. Anche Fede lo mostrava, voleva essere come me e adesso che lo è si fa chiamare scarto ed usare come una bambola. Tutto ciò che vedo allo specchio sono mani su di un corpo che scompare.
I’m Floating in Space.